DDL CONCORRENZA

DDL CONCORRENZA

Il DDL sulla concorrenza proposto dal Governo Renzi ha deciso di abolire l’obbligo di atto notarile per l’acquisto di immobili al di sotto dei 100mila euro ad uso non abitativo (negozi, uffici, depositi, terreni).

All’articolo 29 del disegno di legge citato, viene stabilito che i trasferimenti a titolo oneroso (comprevendite, permute) o gratuito (donazioni) dei beni immobili non abitativi (box, depositi, negozi, capannoni, terreni edificabili, agricoli, etc.) con un valore catastale al di sotto dei 100.000 euro, potranno essere effettuati con una semplice autentica della sottoscrizione delle parti.

Sin qui potrebbe sembrare una vera e propria rivoluzione.

Se il DDL passerà, lo sarà, ma in senso assolutamente negativo.

L’articolo 29, infatti, va avanti e dispone che i controlli ipotecari e catastali nonché la registrazione e trascrizione degli stessi sono a carico delle parti. In buona sostanza il soggetto che autenticherà la firma farà solo questo.

Si limiterà a certificare che il signor Mario Rossi e Giuseppe Bianchi sono in effetti loro.

 

Da un punto di vista della legalità è una scelta al ribasso, soprattutto per un Paese a rischio come l’Italia.

Il rischio concreto è quello di ritrovarsi in condizioni quali quelle dei paesi anglosassoni, ove non ci sono nè controllo preventivo nè registri immobiliari controllati e ci sono le frodi immobiliari.

In Italia sta già accadendo con le autovetture, per le quali non vi è l’obbligo di effettuare l’autentica del passaggio di proprietà davanti al Notaio: è recente la notizia di decine di migliaia di auto fantasma, intestate a morti, nomadi, senza tetto e via dicendo, senza assicurazione, utilizzate per operazioni criminali, falsi incidenti ed altro.

Con gli immobili potrà accadere peggio: immagini se un bel giorno Le vengono a dire che quella che pensava fosse casa Sua, non lo è più; oppure se scoprisse se qualcun altro, fingendosi Lei ha ipotecato casa Sua per ottenere un mutuo.

Questo in Italia, oggi, è praticamente impossibile, domani non si sa. La scena di Totò che vende la Fontana di Trevi non sarà solo da film.

 

Abbassando il livello dei controlli i cittadini si potrebbero ritrovare in condizioni pericolosissime, prima fra tutte quella di comprare un immobile da un non proprietario, oppure di comprarla con delle ipoteche od altre formalità pregiudizievoli.

Ci sarebbe poi, un doppio binario. Da una parte gli immobili trasferiti con atti pubblici, oggetto di controllo e regolarmente registrati e trascritti, dall’altra gli immobili trasferiti con un’autentica.

Chi garantirà, un domani, che il laboratorio medico o negozio acquistato in precedenza con una scrittura autenticata, sia effettivamente del mio venditore? Il pericolo c’è ed è concreto.

 

Difficile trovare dei vantaggi per i cittadini e professionisti.

Risparmio? No.

Il grosso delle spese nella sono le tasse e quelle sono rimaste. Si dovrà pagare almeno un avvocato per l’autentica (se non due, qualora le parti preferiscano avere quello di propria fiducia, data la non terzietà del legale per sua natura e formazione). La parte acquirente, poi, vorrà fare dei controlli preventive e, verosimilmente, si rivolgerà ad un professionista che dovrà essere pagato. Dovrà inoltre registrare e trascrivere l’atto, ed anche per questo dovrà rivolgersi ad un professionista da pagare. Mi viene da dire che forse I costi sono più alti di un atto notarile.

Semplificazione? Anche in questo caso darei una risposta negativa. Oggi vado dal notaio, porto i documenti e pensa a tutto il suo studio, dalla A alla Z. Domani dovrò rivolgermi almeno a due-tre professionisti. E pensare che il titoletto dellarticolo 29 è “Semplificazione del passaggio di proprietà di beni immobili ad uso non abitativo”.

Sicurezza? Mi pare che su questo punto vi siano già molti spunti per poter dare una risposta.

 

Se la finalità è quella di aiutare il cittadino, la ripresa economica, l’aumento delle transazioni commerciali, direi che siamo fuori rotta. C’è chi sostiene scenari un po’ oscuri.

Nel DDL è previsto che, nelle società tra professionisti, il socio di capitale possa essere quello di maggioranza.

In società di questo tipo il professionista verrebe a trovarsi come semplice presta nome, per garantire al socio di capitale una fetta di mercato, quella delle professioni, in cui non potrebbe accedere. Se questo fosse l’obiettivo, sarebbe pericolosissimo per la collettività, poiché il servizio professionale, che cura gli interessi dei clienti, verrebbe trattato né più né meno come merce di scambio e, allora, la domanda sorge spontanea: si continuerà a fare l’interesse del cliente, anche se in contrasto con l’esigenza di profitto del socio di capitale?

 

 


 


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